VII Domenica di Pasqua
Domenica dopo l’Ascensione
Leggi SYN, il notiziario della Comunità Pastorale
Domenica dopo l’Ascensione
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Dio non ci ha guardato dall’alto, da lontano, non ci è passato accanto, non ha avuto ribrezzo della nostra miseria, non si è rivestito di un corpo apparente, ma ha assunto pienamente la nostra natura e la nostra condizione umana. Non ha lasciato fuori nulla, eccetto il peccato: l’unica cosa che Lui non ha. Tutta l’umanità è in Lui. Egli ha preso tutto ciò che siamo, così come siamo. Questo è essenziale per comprendere la fede cristiana.
(Papa Francesco)
Ai nostri tempi e nella nostra realtà cittadina l’immagine del pastore che guida e si prende cura delle sue pecore può risultare, per quanto affettuosa e tenera, non esattamente coinvolgente. Le abitudini, i ritmi e gli stili di vita, i modelli culturali e sociali di chi è nato e vissuto in realtà altamente urbanizzate sono abbastanza lontani dall’immagine del pastore. Allora soffermiamoci un momento a riflettere: perché Gesù, tra tutte le possibili metafore del suo rapporto con gli esseri umani, ha scelto proprio l’immagine del pastore? […]
Tre parole, e Gesù ti rivolta come un calzino. Tre parole: “Dammi da bere”, dette da un giudeo a una samaritana. Intanto un giudeo che rivolgeva parola a una samaritana – addirittura per chiederle aiuto! – era una cosa impensabile, come due vicini di casa che sdegnosamente non si salutano più da anni e improvvisamente uno comincia a salutare l’altro, magari con un sorriso. Roba da matti…
Giornata mondiale dei Poveri
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