IV Domenica di Pasqua

Giornata mondiale delle Vocazioni

Ai nostri tempi e nella nostra realtà cittadina l’immagine del pastore che guida e si prende cura delle sue pecore può risultare, per quanto affettuosa e tenera, non esattamente coinvolgente. Le abitudini, i ritmi e gli stili di vita, i modelli culturali e sociali di chi è nato e vissuto in realtà altamente urbanizzate sono abbastanza lontani dall’immagine del pastore. Allora soffermiamoci un momento a riflettere: perché Gesù, tra tutte le possibili metafore del suo rapporto con gli esseri umani, ha scelto proprio l’immagine del pastore? Perché il pastore, se ci pensiamo bene, presenta due caratteristiche speciali: si prende cura di tutte le sue pecore e le lascia libere. Nessuna di loro è al guinzaglio, nessuna di loro è costretta dentro un recinto, ma tutte sono al tempo stesso libere e curate. il pastore-Gesù, inoltre, le ama una per una, le conosce una per una, e le difende fino alla morte.

Un vecchio proverbio dice: “Chi si fa pecora, il lupo lo mangia”. Tutto il contrario accade a chi liberamente decide di farsi pecora nel gregge di Gesù: non solo non verrà nessun lupo a mangiarsela, ma Gesù la condurrà, al sicuro, fino alla vita eterna.

(A. M. Argine)


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SYN-n.-34-21-aprile-2024

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