Quarta Domenica di Quaresima

Domenica del Cieco

Quella del cieco è una figura che non può non suscitare tenerezza. Gli danno tutti addosso ed è invece una delle figure più serafiche e pacifiche dei Vangeli. Partono subito in quarta i discepoli di Gesù, che tanto per cominciare danno per scontato che o lui o i suoi genitori devono aver combinato qualcosa di grosso per essere conciato così. Poi arrivano quelli che lo conoscevano e improvvisamente, dopo essere stato guarito dalla sua cecità, non lo riconoscono più, come se fosse un’altra persona. E naturalmente ecco i soliti farisei, che non sopportano questo Gesù che fa miracoli di sabato. Infine, persino i suoi genitori svicolano e non ne vogliono sapere di dire una parola a difesa del figlio, quasi non gli importasse nulla che non sia più cieco.

È una fiera dei pregiudizi: siccome è cieco, è sicuramente nato nei peccati, e siccome è nato nei peccati è sicuramente un povero imbecille che non deve permettersi nemmeno di pronunciare il nome di Dio.

Ma lui, questo cieco di cui non sappiamo il nome, non si scompone: sabato o non sabato, genitori distratti o no, gente che fa finta di non conoscerlo o no, è felice e continua a ripetere a quei farisei tutti chiacchiere e distintivi come sono andate le cose, senza aggiungere nulla e senza togliere nulla. Ma stiamo scherzando? Un miserabile pezzente che è nato tutto nei peccati va ad insegnare a quei soloni della fede? Lo buttano fuori, via, sciò, come un sacco della spazzatura.

E sapete cosa ha fatto imbufalire definitivamente quei farisei? La verità. La schietta verità che il povero ex cieco ha capito molto meglio di quei depositari della somma sapienza: “se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”.

(A. M. Argine)


Leggi SYN, il notiziario settimanale della Comunità Pastorale

SYN-n.-28-10-marzo-2024-WEB

Articoli simili

  • Pentecoste

    Il senso della festa di Pentecoste è tutto racchiuso in quattro parole che Gesù rivolge ai suoi discepoli poco prima di prendere commiato da loro: “Non vi lascerò orfani”. […]

  • Domenica dell’Incarnazione

    Tu, che potevi così facilmente salvare e santificare le tue creature senza che ti costasse niente, hai voluto accumulare miracolo su miracolo per impiegare un mezzo inaudito, incomprensibile, capolavoro della tua suprema Sapienza e della tua Onnipotenza, per salvarle al più alto costo possibile: «Siete stati riscattati a caro prezzo», ci dici tu stesso… Perché questo? Perché sei il Dio d’amore: «Deus caritas est», ed essendo amore infinito, agisci secondo la tua natura, con un amore infinito, e impieghi per le tue opere dei mezzi pieni di amore infinito.

    (San Charles de Foucauld)

  • Circoncisione del Signore

    Oggi, all’alba del nuovo anno, la Parola di Dio ci invita a provare il medesimo stupore che provavano coloro che udivano le cose dette dai pastori che erano andati a vedere il prodigio annunciato dagli angeli e, come Maria, a custodire tutte queste cose meditandole nel nostro cuore. Stupirsi, custodire, meditare. Sono le tre tappe del nostro cammino di fede. Di cosa ci stupiamo? Come i pastori si stupirono all’apparire degli angeli, così noi proviamo stupore all’apparire nella nostra vita della bellezza divina che non ci aspettavamo. Che cosa custodiamo? Come Maria, custodiamo la gioia di amare il Figlio di Dio come se fosse figlio nostro. Perché meditiamo? Per imparare a trasformare la nostra vita da scarabocchio senza senso a disegno d’amore.

    (A. M. Argine)